Scritti

L’uomo con le sue aspirazioni e le sue follie, con i suoi falsi scopi e le sue cadute, con le sue trame di rabbia, di difesa e di disperazione. Da sempre il mondo di Mirella Marini è questo, che poi è il mondo di tutti i giorni allorché intingiamo lo sguardo ed il cuore ben dentro i problemi della società.

A proposito della propria pittura, Mirella Marini ha scritto: “L’uso delle macchie che dal fondo si intersecano al disegno formando forme autonome, hanno la funzione, nascendo gestualmente da uno stato d’animo, di esaltare e di chiarire anche a me stessa le vie che conducono al ‘dominio’ dell’espressività”.

La natura e l’uomo sono protagonisti ricorrenti delle tele, delle carte e di quelle grafiche particolarmente forti nelle scelte monocromatiche. Non sono previsti spazi di respiro: gli elementi architettonici fagocitano circolarmente, (…) altre forme si spezzano e si attraggono in tonalità sofferte.

La pittura diventa rito propiziatorio o sacrificio di necessità da proiettarsi nel futuro. La speranza insegue i gesti nel tentativo di spezzare le trame di un destino segnato dalla sofferenza.

estratto dalla prefazione di Luciano Caprile, “Mirella Marini, I pensieri degli alberi hanno radici” Catalogo della mostra presso la Galleria Teodote, Pavia

 


L’immaginario mediterraneo di Mirella Marini, artista nata nella città portuale di Genova, con periodi di formazione e prolungato soggiorno anche a Lisbona, trova accenti drammatici, di ascendenza in parte surreale e onirica e in parte espressionista,  nella resa pittorica o incisoria del mare tempestoso, su cui transitano le sue fantasmatiche navi, traboccanti di un equipaggio fatto di grandi occhi spalancati sull’abisso.

Tematica questa di attualità in un’epoca di emergenza migranti, di masse che si spostano dalla Terra Natale per approdare, affrontando l’odissea di un rischioso viaggio in mare, in una Terra Fatale, tanto per ricorrere alla realistica  definizione dell’urbanista filosofo francese Paul Virilio, che ha tematizzato nei suoi libri (…) il problema di un nomadismo globale, di un’umanità, sovente sans papier in transito. “Poco importa – egli scrive – il luogo di nascita, la terra natale di un individuo o di una massa, nel momento in cui si è in grado di controllarne gli spostamenti; poco importa l’identità nazionale del momento, dal momento in cui la tracciabilità è sul punto di prevalere sulla località: ognuno sarebbe ovunque a casa propria una volta che ha con sé il suo computer, il suo cellulare, la sua tv”.

Non è infrequente che le figure dell’onda, della nave, del gorgo, degli occhi, divenuti segni inequivocabili, percettivamente e simbolicamente, approdino, nell’automatismo gestuale della mano di Mirella Marini, al territorio degli archetipi e delle scene primarie, leggibili sia a livello di inconscio collettivo che individuale.

estratto dalla prefazione di Viana Conti, “Rocco Borella – Mirella Marini, Del Colore e del Segno”
catalogo della mostra presso la Galleria  Mosaico, Chiasso, Svizzera

Esodo_1998_Mirella_Marini

 Esodo, 1998 – Tecnica mista su carta – cm 30 x 42

 


 

“riavvolta e ormai illeggibile, tradotta                                                                                            nel passato remoto dell’euro, o in alzheimer? Ottant’anni,                                                secondo gli storici perdura la memoria                                                                                                viva che il mondo ha di sé: O il nastro era già scorso, la pellicola                                                  poi è deportata … ”

                          Poesia di Fabio Pusterla letta dall’autore durante la presentazione della cartella “Rumore, Italia 1943” presso la Galleria Mosaico, Chiasso, Svizzera
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